Seleziona una pagina

Giovani agricoltori Agia-Cia

Monoculture, fertilizzanti chimici, pesticidi, allevamenti industriali: in soli 70 anni, il sistema industriale applicato alla terra e all’allevamento animale ha cancellato un terzo delle razze animali domestiche e il 75% delle varietà vegetali selezionate dai contadini in 10.000 anni di storia dell’agricoltura. La denuncia arriva da Slow Food che per portare avanti migliaia di progetti dedicati alla salvaguardia della biodiversità lancia la campagna “Ama la terra. Difendi il futuro”. Obiettivo, raccogliere fondi per sostenere un’agricoltura migliore, in grado di garantire a tutti un cibo buono, pulito e giusto. Se storicamente le estinzioni sono sempre avvenute, sono due gli elementi peculiari del nostro tempo: la velocità con cui le specie si estinguono e la causa di queste estinzioni. Il biologo Edward O. Wilson, nel 1992, arrivò a determinare che le estinzioni riguardassero 27.000 varietà vegetali e specie animali all’anno, 72 al giorno. Quanto alla causa, sempre più spesso le specie soccombono a disboscamenti, trasformazione di foreste in pascoli, consumi indiscriminati, inquinamento. O anche perché si smette di coltivare una varietà o di allevare una razza, perché si sono rivelate poco redditizie.

Il tema delle estinzioni non riguarda soltanto le specie selvatiche, ma anche le piante e le razze animali selezionate dall’uomo. Per Slow Food, agricoltura e produzione del cibo sono allo stesso tempo, i principali responsabili e le prime vittime della perdita di biodiversità e per questo bisogna intervenire con progetti a sostegno dell’agricoltura di piccola scala e a difesa della biodiversità. Slow Food realizza progetti in tutto il mondo: oltre 500 Presìdi (che coinvolgono più di 15mila produttori), 2.500 orti in Africa, 4.000 prodotti catalogati sull’Arca del Gusto. E’ così che lavora per il futuro di colture, animali e produzioni tradizionali che costituiscono una parte importante della cultura di un territorio. È accaduto, ad esempio, nel caso del fagiolo bianco di Paganica, riscoperto negli ultimi anni da un gruppo di giovani aquilani.