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L’acronimo “NEET” è stato utilizzato per la prima volta nel 1999 da un documento pubblicato dal Governo Britannico per indicare quei giovani che non sono impegnati in istruzione, corsi di formazione o impiegati (“Not in Education, Employment or Training”).

Si tratta di un termine che indica un gruppo di ragazzi ben distinto e ampio di quello indicato dalla definizione “disoccupazione giovanile”: include infatti tutti i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che hanno terminato o abbandonato gli studi, che non sono impiegati e hanno persino smesso di cercare lavoro. Spesso a questo grande gruppo vengono anche aggiunti i giovani che lavorano in nero.

Secondo dei dati diffusi da ANSA Europa e raccolti dall’Eurostat, l’Istituto Europeo di Statistiche, la percentuale di NEET in Italia è quella più alta che si registra in tutta l’Unione. Se nel Bel Paese il numero di NEET era di 1.8 milioni nel 2008, questa cifra ha raggiunto quota 2,4 milioni nel 2015: ciò sta a significare che circa il 26% dei giovani italiani rientra in questa categoria. Nel resto dei paesi europei la media si aggira attorno al 17%; nei paesi più “virtuosi” come Germania e Austria la percentuale scende ulteriormente fino a scendere a meno del 10%.

Le cause che hanno portato a questo significativo aumento della percentuale di NEET sono molteplici e complesse da analizzare ma tra le più influenti si possono evidenziare:

  • Abbandono scolastico precoce: 4 ragazzi su 10 hanno solo la licenza media, mentre 5 su 10 hanno il diploma;
  • Lenta e complessa transizione tra la scuola e il lavoro: il 10% della cifra totale di giovani NEET ha conseguito una laurea ma non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro;
  • Difficoltà nel trovare un impiego a pieno titolo: numerosi sono i NEET scoraggiati, che abbandonano persino la ricerca di lavoro;
  • La maggiore agiatezza familiare rispetto al passato: la possibilità di essere mantenuti dalla propria famiglia fa sì che i giovani non ricerchino lavoro; secondo i dati, nei paesi sviluppati il tasso di NEET è molto più alto di quello presente nei paesi in via di sviluppo.